18 luglio 2017 Galleria Principe di Napoli – GIORNATA della PACE GLOBALE a cura di Gianni Nappa

Fabio Biodpi e Mohamed

Non documenti ma lettere d’amore

“Ma cosa sono questi documenti di cui tutti parlano? Devo scriverli io? Io non so scrivere e non so se voglio scriverli, perché non so quanto starò qui. Ma ogni volta che uno si ferma deve scrivere un documento? E quando dorme deve scrivere un documento? E’ un problema perché quando ho sonno io mi addormento subito, ho paura che non potrò scrivere sempre un documento, anche quando saprò scrivere”. (Il Piccolo Principe Nero)

 

Sanyang e Lis

 

Sanyang è il nome del mio villaggio,

è il nome della mia famiglia,

Sanyang è il mio nome.

Lis veniva da lontano,

l’ho presa per mano per farle conoscere il mio mondo,

era il mio dovere,

era un lavoro,

grazie a Dio ho conosciuto l’amore.

Una coppia è una pianta di cui prendersi cura.

Correre è camminare sapendo che non hai tempo per riposare, correre è una prova di forza che si vince senza contare i secondi. Ho attraversato il Senegal, il Mali, il Burkina Faso, il Niger e poi la Libia, per avvicinarmi a lei.

Quella notte avevo lo sguardo perso, immaginavo Lis, non mi accorsi delle stelle, né del mare, dei pianti dei bambini, dell’odore di vomito, del freddo e dell’alba. Dovevo mettere piede a terra e lo misi a Lampedusa. Ringrazio l’Italia che mi ha accolto e Dio che mi ha salvato dal mare.

Cinque volte venne a trovarmi, mi sembrava di avere tutto vedendo il suo sorriso sempre più bello. Passavo da un Centro di accoglienza all’altro.

Lis e tanti bambini, sei mesi in Gemania, sei mesi in Gambia, questo era il mio desiderio. Una storia d’amore, un amore pulito, non clandestino.

La mia famiglia non aveva mai chiesto un mio certificato di nascita e questo per chi non è cresciuto in un villaggio suona molto strano. Nel mio villaggio, il villaggio di Sanyang, tante persone hanno lo stesso nome e questo può creare confusione in un Paese dove in pochi si chiamano Berlino o Roma o Bruxelles.

Un fiore cresce, cresce anche sul cemento, si apre, ma poi soffre, senza sole, senza acqua. Lei aveva lasciato il suo lavoro, per venire a vivere con me, per seguire i nostri progetti, ma così, senza sapere quando accadranno le cose, chiusi in un sistema fatto di carte e di denaro, ci sentiamo precari. Fiori precari. Fiamme che diventano fioche.

Ancora otto mesi, vivo nell’ennesimo Centro d’accoglienza, mi dispiace, per alcuni potrei sembrare un problema, per altri semplicemente un immigrato. Sono un innamorato a cui i confini cercano di negare il diritto di amare.

Lis è il mio unico amore.

Sanyang è il mio amore.

Era un villaggio tradizionale, nei giorni di festa, io una turista, lui una guida che mi insegnò a mettere da parte l’ipad e ad alzare gli occhi per sentire l’orizzonte.

Lasciai il Gambia per tornare in Germania, ma più i giorni scorrevano più ci legavamo. Ci scrivevamo, ci pensavamo.

Ero felice quando un vento gelido mi ha detto: “Hai il cancro, Lis”.

Mi ha chiamata che era a Tripoli, voleva essere il mio angelo custode, non ci potevo credere. Avevo paura per lui ed ero contenta, mi sentivo finire e vedevo il mondo aprirsi davanti a me. Avrei dato tutto per farlo stare al sicuro, ma avrei fatto lo stesso per farlo arrivare da me.

Pagai il suo viaggio.

Era fatta! L’Italia fu il nostro nido d’amore. Il posto dove potemmo rivederci e ritrovare la speranza.

Lui affrontava il suo percorso legale da richiedente asilo, io curavo il mio male sognando una vita insieme a Sanyang.

Stavo meglio, molto meglio. Volevamo sposarci subito, perché non è possibile separare due fiamme che hanno attraversato il deserto e sconfitto la morte. Lui avrebbe avuto il suo documento e ci saremmo potuti spostare in Germania.

Quasi mille euro per farsi spedire dal Gambia i documenti richiesti in Germania. Ma qualcosa non va. I documenti sono veri, ma non sono validi. 

In Italia per la commissione territoriale l’attesa è lunga e l’esito incerto, anche se otterrà la protezione umanitaria, difficilmente gli verrà data la possibilità di andare in giro per l’Europa. Vogliamo sposarci, nulla più. Non vogliamo dare fastidio a nessuno, vogliamo vivere la nostra vita.

Ho conosciuto lo sconforto nell’attesa. Ho iniziato a credere che hanno ragione gli amici di Sanyang: Solo Dio sa. Ma nel silenzio e nella tristezza in cui ci siamo chiusi resistiamo. Resiste il nostro amore. Resiste a tutto. Ci hanno detto di attendere altri otto mesi, che la pratica per il matrimonio si potrebbe sbloccare, che gli accertamenti sui documenti gambiani presentati da Sanyang stanno andando avanti e allora ancora una volta lontani ci pensiamo e troviamo la forza per affrontare il domani.

Sanyang sarà il mio nome.

La storia di Sanyang e Lis è una storia vera, una storia irrisolta ma risolvibile. Una storia d’amore per cui tutti noi facciamo il tifo. Per fornire supporto legale gratuito a Sanyang è possibile scrivere a iostoconamadou@gmail.com