installazione stampe su pvc

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Giancarlo Marcali: il messaggio simbolico fatto di totem e di archetipi
Classe ’63 e un talento fuori dall’ordinario, impegnato a intrecciare il passato con il presente, il design con l’arte, il dolore con la luce e viceversa, e del quale questo intreccio, come se fosse un continuo rimando ciclico tra due poli opposti, è di per se ‘soluzione’ e ‘salvezza’, ‘medicina’ e ‘antidoto’, ‘cura’ e ‘rimedio’.
Nato in Svizzera, terra storicamente neutrale ma oggi groviglio di lingue e di culture che, più che a legare, spingono a esplorare. E così, dopo gli studi a Pavia, lascia l’Italia e si laurea in Arti aborigene e culture del sud Pacifico presso la New South Wales University di Sydney (Australia) ufficializzando così la sua innata predisposizione all’utilizzo di un linguaggio arcaico, potente e misterico che lo indirizza alla creazione di manufatti – o meglio riprendendo una caratteristica dell’arte da lui studiata – alla composizione di archetipi e di totem come espressione immediata di un messaggio spirituale ed animico, privo di mediazioni.
Il suolo italiano lo accoglie nuovamente diventando per lui non soltanto vaso comunicante con il passato glorioso ma anche ricettore della sua nuova visione. Qui si lega in un sodalizio di arti e mestieri con il maestro vetraio Martino Vertova misurandosi con la creazione di vetrate artistiche. Il vetro permette a lui di avvicinarsi ad una nuova tecnica e sperimentare da vicino la coniugazione tra abilità tecnica, colori e tradizioni.
È intento a tessere, fin dai suoi esordi, una meticolosa ragnatela che lega tra loro la bellezza dell’arte e l’essenziale semplicità del design, ponendoli in un dialogo serrato, chiaro e lineare, che sembra riflettere la nitidezza imparata grazie alle esperienze formative precedenti. Così, la bellezza delle forme e la semplicità espositiva, coniugate alla facilità nello sperimentalismo di varie tecniche, costituiscono il suo retroterra culturale su cui formulare un linguaggio cristallino. È in particolare attraverso l’accostamento tra l’arte contemporanea e l’arte classica che l’artista vuole ricreare un colloquium dal sapore filosofico: un dialogo fatto di confronti e di rimandi di significato morale, che travalica i limiti rigidi imposti dal tempo e dallo spazio, che pone interrogativi e paradossalmente fornisce risposte, interpellando il suo subconscio, restituendo a noi molteplici chiavi di lettura.
È proprio il senso di un’idea composta di bellezza che lo conduce a confrontarsi con il dolore, la cui affermazione si risolve nella sua solenne e nobile esposizione. Affrontare il dolore e portarlo alla luce sono serviti all’artista per esprimere una sua urgenza personale, purificare un suo sentimento che corrispondeva a un io lacerato – non importa se da un punto di vista fisico o emotivo – che vuole riappropriarsi della sua interezza. La manifestazione del dolore diventa terapia e cura. Ma questo rappresenta il passato, adesso esiste una nuova apertura, un nuovo Giancarlo Marcali. Ed è esattamente lo stesso Giancarlo che ho conosciuto io – forse complice proprio la sincronicità del momento di passaggio – un artista riflessivo e sorridente.

ripreso dal sito dell’artista in: Searching for my Sheela
Aprile 2017
di Sara Taglialagamba