OFFICINA DI MATRICE – Galleria Principe di Napoli 18 luglio 2017  Giornata della Pace Globale a cura di Gianni Nappa

Bio

Giorgia Di Lorenzo nasce a Napoli nel 1981.

Laureata in Lettere e Filosofia e dottore di ricerca in archeologia, ha affiancato al lavoro di archeologa le attività di counselor professional, e realizzando diversi progetti educativi nelle scuole e nel campo del sociale.

Dal 2000 al 2009 ha realizzato laboratori e performances di Teatro-Danza con l’ Associazione Azzurro Solfato di Napoli con site-specific nei cortili del centro storico di Napoli.

Pittrice autodidatta, ha pubblicato su riviste d’arte (l’Elite Arte Selezione Internazionale; Boè-Periodico bimestrale di informazione artistica e culturale di Palermo) e realizzato mostre personali (2009 Comune di Trapani Palazzo Cavarretta; 2012 Comune di Napoli Complesso Monumentale di San Severo al Pendino; 2015 Castel dell’Ovo- sale delle carceri; 2016 Site-specific nell’Abbazia di S.Lupo e Zosimo, i Morticelli – Benevento; 2017 sale delle terrazze Castel dell’Ovo) e collettive (2013/2014 finalisti Concorso BuenosAires Galleria OpenArt Milano; 2014 concorso La Quadrata galleria Arte Livorno; 2015 Tribunale di Torre Annunziata e Giudice di Pace di Sorrento, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne). Recentemente è stata selezionata per partecipare a residenze artistiche (Otranto Carlo Toma ed.; Palermo Officine Alab).

Dal 2012 si dedica anche all’illustrazione di libri (2015 ‘Voglio essere Megattera’ Marotta&Cafiero ed.; 2016 ‘Il Trattore volante’ Pacilli ed.).

Cofondatrice dell’Associazione di promozione sociale Storie a Manovella, che si dedica alla realizzazione di albi illustrati, laboratori e spettacoli per e con i bambini.

 

Opera

OFFICINA DI MATRICE

Al centro della performance vi è il tema della ‘Matrice’, nel senso di forma da cui si ricava qualcosa ma anche nel significato di origine e creazione di qualcosa. L’idea della matrice punta l’attenzione sul corpo, sulla pelle delle persone, sull’ombra di ciascuno di noi e sulla possibilità di avere e creare una seconda pelle su cui lasciare le proprie tracce e poterla poi abbandonare. La pelle o sagoma è pensata anche come Natura Madre da cui si forma una persona, nella duplice accezione di Matrice. Lo spazio è tripartito in: spazio dell’azione al centro dove si immagina il coinvolgimento del corpo delle persone, lo spazio della creazione-dell’artefatto dove si interagirà manualmente, e infine lo spazio della stasi e della restituzione della creazione. L’azione performativa è pensata come svolta in un’officina/sartoria di creazione e narrazione, di incontro tra persone e artista. L’artista, senza sostituire l’individualità delle persone, è pensata come facilitatrice di matrice nel percorso alchemico di scoperta e conoscenza della forma-sagoma della propria Natura Madre.

La sagoma può rappresentare infatti, una possibile immagine dell’anima, una sorta di alter ego e spirito guida. Una volta creata la sagoma-Natura madre si passerà al momento di esistenza e improvvisazione spaziale e, quindi anche, relazionale: le sagome indossate, usate come oggetti, giochi di ombre, veri e propri personaggi in azione etc., serviranno nel movimento corporeo e nella relazione con gli altri in una sorta di estemporaneo allestimento corale. Infine nello spazio della stasi, le sagome indossate andranno lasciate, per proseguire l’attraversamento della stanza; le sagome saranno attaccate alla parete illuminate come ombre e riflessi di quel vissuto e di quelle tracce su pelle lasciate.