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Installazione

     

Ho invitato Loredana Galante perché incarna il femminile, nel suo ricercare gioco, fascino, glamour, natura, bellezza e quanto tra arte e comunicazione producono nelle fusioni del vintage con la visione di contemporanea mutazione, inseriti dalla memoria come elementi rivissuti attraverso l’ironia, ma anche l’attenzione al sé ed agli altri che la Galante porge nelle sue opere, nelle installazioni e nelle foto come presentazione delle sue trasformazioni interiori. L’arte non ha un alloggio stabile, è sempre in mutazione continua e Loredana con eleganza ne fa il suo linguaggio.

Arte galante
L’arte, anche quella contemporanea, non é frutto di un laboratorio di forme sperimentali e fini a se stesse. È piuttosto legittima difesa ma puntata sul mondo, come diceva Picasso.
Loredana Galante utilizza lo spazio della festa che, sul piano antropologico, ribalta ogni gerarchia, per una affermazione identitaria attraversata da senso del gioco e di ironia.
L’ironia, secondo Goethe, è la passione che si libera nel distacco.
Loredana Galante utilizza le procedure del gioco e rituali falsamente emulativi per dare alla realtà la stabilità del sogno.

Bilancia, 2005

Tutti i linguaggi concorrono per affermare un’idea volutamente pubblicitaria dell’arte, poggiante sulla comunicazione performativa dell’ immagine e dell’azione.
Tutte le opere tendono a utilizzare il volto dell’artista come icona, risarcimento evidente di una condizione anonima che segna tutta la società di massa.
Pittura, scultura, collage, video, disegno e performance concorrono tutti a sostenere il
sogno dell’arte di Loredana Galante, fino ad affermare l’opera come nutrimento visivo e
l’arte come risarcimento emotivo.
Un’intenzionale regressione assiste il suo lavoro e lo tiene saldamente ancorato su un piano di continua virtualità e slittamento del senso. L’opera diventa una mnemoteca che
accoglie molteplici stilemi della storia dell’arte, citazione frammentata e ludica di un patrimonio iconografico che la Galante utilizza con allegra cleptomania.
Sembra in tal modo l’artista ribaltare il dramma in farsa, la vita in una rappresentazione
in cui famiglia, società, disagi, inadeguatezze, punizioni e privazioni vengono scecherati nell’allegria di una forma policromatica e frantumata.
Una vis comica regge l’intera composizione. Volano nell’inquadratura dell’opera torte di nozze, promesse di gioia e di festa, spazi di intimità casalinga, memorie di riviste patinate.
Il tutto riscattato dal caos organizzato in maniera sapiente, frutto di un desiderio, quello
di sdrammatizzare il senso della vita, infantilizzare il processo creativo, democratizzare le
procedure dell’arte per affermare un armistizio, l’intervallo tra arte e vita, interamente colorato di viola entro cui finalmente l’artista può dimenticare a memoria il naturale disagio dell’esistere.

Achille Bonito Oliva